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Tormenti e spettri dentro “IL TARLO” di Layla Martinez

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Tormenti e spettri dentro “IL TARLO” di Layla Martinez

Sabrina Ginocchio
Pubblicato da il BLOG di Sabrina Ginocchio in b... come BUONA lettura · Giovedì 18 Dic 2025 · Tempo di lettura 4 minuti
Tags: SabrinaGinocchioLaylaMartinez
Caviardage di IL TARLO
A volte la vita è piena di curve e di buche, ma è un corso che bisogna sfidare"


Cosa ci svela la copertina:
Una camera da letto con letto, comò, scarpe il tutto avvolto dal blu della notte. Dalla porta aperta entra entrano due raggi di luce che si posano sul letto vuoto. Dalla porta si intravede un’ombra.
 
Trama:
Le case racchiudono le storie di chi le ha abitate, e quella di questo romanzo non fa eccezione. Le sue pareti, che si restringono e si dilatano come i polmoni di un grande animale, custodiscono angeli in cucina, sparizioni mai risolte, ombre e voci che affiorano dai letti. Ed è lì che vive una giovane donna, insieme alla nonna persa in un passato che non se ne vuole andare, un tempo di guerra e povertà che si è lasciato dietro un imprecisato numero di vittime. A sconvolgere le cose è un tremendo delitto, l’ultimo di una lunga catena di vendette e di ingiustizie che affondano le loro radici in quel passato lontano. Con una tensione crescente "Il tarlo" ci fa immergere in una realtà oscura, a volte spaventosa, utilizzando tutti i meccanismi del romanzo gotico per raccontarci una storia di rancore sedimentato e di rabbia scatenata dalla violenza di genere e di classe.
 
Le mie considerazioni:
“La nonna non c’era. Non era neppure sotto il tavolo della cucina o nel mobiletto della dispensa. Ho deciso di provare di sopra.”
In questo romanzo le voci narranti sono due: la nonna e la nipote. Il loro è un rapporto anomalo, niente dolcezza. Due voci ben distinte che si alternano nel ripercorrere gli intrecci tra il passato e il presente. Sono costrette a vivere sotto lo stesso tetto. La protagonista principale di questa storia è proprio la casa. Una casa che cova rabbia.
“Mio padre non le aveva regalato quella casa, l’aveva condannata a viverci.”
La casa è una condanna, è piena di ombre e di fantasmi. Gli spettri si celano in ogni mattone, sotto ogni piastrella, dietro la calce delle pareti e convivono con le due donne. Una casa che imprigiona, che non permette a nessuno di abbandonarla. E là fuori un bambino è scomparso.
L’autrice Martínez racconta una storia di odio che si trascina da una generazione all’altra. È un romanzo crudo, dove la violenza e la vendetta non si risparmiano. Questa storia non lascia spazio al bene. O forse sì? A volte è complicato distinguere i buoni dai cattivi, perché in certe situazioni oltrepassare il confine è un attimo.
Ho impiegato qualche capitolo prima di comprendere lo stile narrativo dell’autrice, della quale, lo ammetto, alla fine ho apprezzato la scelta di diversificare la punteggiatura. Quando è la nipote a parlare la punteggiatura è quasi inesistente e inizialmente mi disturbava. Ma subito mi sono ricreduta perché la voce della nipote risulta vera, come una mitragliatrice che sputa fuori tutto il suo malessere senza sosta.
“… e allora sì che ho cominciato a notare un buchino un buchino un buchino”
Cos’è il tarlo in questo libro? È un buchino, è un rodimento cattivo che non ti lascia in pace e fa sì che non lasci in pace nessuno, e nemmeno il lettore perché si ritroverà a “grattare” le pagine per non lasciare sole le due protagoniste. E soprattutto per scoprire che fine avrà fatto il bambino.
Se amate il gotico non lasciatevi sfuggire questo romanzo.
 


 B… come Buona lettura.







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