Tra sogni infranti e nuove radici: la forza di Ina in “Manca il sole ma si sta bene lo stesso” di Irina Turcanu
Pubblicato da il BLOG di Sabrina Ginocchio in b... come BUONA lettura · Lunedì 13 Apr 2026 · 3:15
Tags: Sabrina, Ginocchio, IRINA, TURCANU
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Caviardage di MANCA IL SOLE MA SI STA BENE LO STESSO
“Sulla soglia del giudizio non servono le screziature”
Cosa ci svela la copertina:
Dietro
il tavolo bianco c’è una bambina in piedi, vestita con una canotta verde, il
suo sguardo è rivolto verso il basso, l’espressione emana tristezza.
Trama:
Manca
il sole ma si sta bene lo stesso" è la storia raccontata dallo sguardo di
Ina, che osserva una famiglia – la sua – che si pensa al riparo dalla grande
Storia, dalle piaghe sociali che emergono come reazione all’infelicità dei più,
di tutti. Dopo la caduta del regime comunista, i coniugi romeni Rubanencu sono
affascinati dalla democrazia e dalla libertà di commercio, e tentano la strada
dell’imprenditoria. Falliscono. Provano a reinventarsi cambiando città. Ma è
dura vivere con decenza in un paese alla deriva. Nasce allora l’idea di
fuggire, lasciando le proprie certezze, per offrire altro, il meglio, a se
stessi, a Ina, la bambina che ormai è diventata un’adolescente. L’Italia, vista
da fuori, è la terra promessa: tutti i risparmi dei Rubanencu vengono
incanalati in questa ossessione. Adattarsi a un nuovo mondo, però, richiede un
grande sforzo. È come rinascere e affacciarsi a una seconda vita con il peso
del ricordo della precedente. Il padre crolla. La madre resiste. La figlia
subisce il dono delle nuove opportunità. In questo romanzo c’è l’Italia vista
da altrove, attraverso il tubo catodico, attraverso La piovra, Domenica In e
gli occhi di una bambina che assiste al crollo del regime comunista romeno. È
una storia in cui, anche se manca il sole, proprio come in una poesia di George
Cosbuc che unisce Ina e suo padre, in qualche modo, per un qualche tempo, si
riesce a stare bene lo stesso.
Le mie considerazioni:
Esistono
storie che non si limitano a raccontare un viaggio geografico, ma descrivono il
collasso di un mondo interiore. In “Manca il sole ma si sta bene lo stesso”,
l’autrice ci conduce per mano attraverso gli occhi di Ina, una bambina che
osserva le crepe della sua famiglia, le crepe di una Romania post-comunista
prima di approdare sulle sponde di un’Italia sognata e, infine, subita.
I
suoi genitori tentano di uscire dalla povertà attraverso l’imprenditoria,
scontrandosi però con la dura realtà di un Paese alla deriva. È qui che nasce
l’ossessione per l’Italia, filtrata attraverso alcuni programmi televisivi.
Tuttavia,
il prezzo del sogno è altissimo. Il libro mette a nudo la ferita dei cosiddetti
“orfani bianchi”, descrivendoli con una cruda malinconia.
“Sono
così anche questi figli lasciati in Romania, allevati dai nonni, dai cugini,
dal vicino. Sono i figli di nessuno.”
Questa
frase sottolinea la tragedia della migrazione economica: per garantire un
futuro ai figli, i genitori finiscono per privarli della propria presenza,
trasformandoli in “figli di nessuno” in attesa di un ricongiungimento che non
sempre guarisce le ferite.
Quando
Ina arriva finalmente in Italia, non trova la terra promessa, ma una seconda
vita che pesa quanto la prima. Mentre la madre resiste con una forza d’urto ammirevole
e il padre crolla sotto il peso del ricordo, Ina deve imparare a navigare
l’incertezza.
“È
solo spaventata, adolescente, mai controsterzare su un terreno scivoloso.”
Irina
Turcanu scrive un romanzo potente sulla capacità umana di trovare calore anche
dove il sole sembra essersi dimenticato di sorgere. Ina ci insegna che restare
in piedi richiede un moto costante proprio come una trottola, la felicità non è
stasi, ma la capacità di gravitare con grazia nelle penombre del quotidiano,
nonostante l’assenza del calore, si impara a non cadere.
B… come Buona lettura.

