Vai ai contenuti

Elaborazione del lutto: “Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia” di Michele Ruol

Salta menù
Salta menù

Elaborazione del lutto: “Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia” di Michele Ruol

Sabrina Ginocchio
Pubblicato da il BLOG di Sabrina Ginocchio in b... come BUONA lettura · Giovedì 03 Lug 2025 · Tempo di lettura 2:45
Tags: SabrinaGinocchioMicheleRoul
Caviardage di INVENTARIO DI QUEL CHE RESTA DOPO CHE LA FORESTA BRUCIA
Vivi e incornicia la voce del cuore.


Cosa ci svela la copertina:
Dallo sfondo blu emerge un cerchio che racchiude una foresta in fiamme e due anime che danzano.
 
Trama:
Nella storia di Madre e di Padre ci sono degli avvenimenti che determinano un prima e un dopo. La nascita di Maggiore e poi quella di Minore, ad esempio, o l’incidente che li coinvolge, ma anche episodi apparentemente marginali dirottano le loro esistenze, come le nostre: delle mani che si sfiorano per caso e poi si trattengono appena più del dovuto, o l’apertura casuale di una chat altrui. In questo esordio luminoso e contundente, Michele Ruol ci conduce nell’intimità dei suoi personaggi attraverso le impronte lasciate sugli oggetti della casa in cui abitavano, riuscendo a farci continuamente ricredere sull’idea che ci siamo fatti su ciascuno di loro – e forse anche su quella che abbiamo di noi stessi.

Le mie considerazioni:
“La foto dei ragazzi sul tavolino nell’ingresso è la stessa che avevano usato per la lapide.”
Questa frase è la prima che ho sottolineato e coincide con l’inizio del romanzo. Quante frasi ho sottolineato? Più di novantanove, non le ho contate, ma nel libro scorrono novantanove oggetti e in molti di questi ho evidenziato più di una frase.
Gli oggetti divampano, bruciano di ricordi. Il lutto, la perdita di due figli porta a un solo pensiero: tutto ha perso senso. Padre e Madre avvolti nel dolore. Un dolore che lentamente si è preso tutto lo spazio, si è allargato fino a coprire tutto. Ma la vita procede.
“Vivere non è una questione di forza, ma di inerzia, aveva risposto Madre.”
La vita è una clessidra in continuo cambiamento.
La clessidra è un oggetto affascinante, il tempo che scorre che scandisce l’inizio e la fine. La sabbia si sposta ma non se ne va mai: basta girarla e il tempo riprende a scorrere. La clessidra può essere vista come una mini-spiaggia portatile oppure come un deserto bonsai. Ognuno col proprio sguardo sceglie il punto di vista.
“… tra i rami, in controluce, si vedevano dei nidi.”
 
Non sono io che ho divorato il libro è il libro che mi ha divorato. Lo stile è nuovo, è inaspettato. I protagonisti non hanno un nome proprio, ma sono scanditi in base al loro ruolo: Padre, Madre, Maggiore e Minore. La narrazione penetra nel cuore, ogni oggetto è una scaglia che sprigiona emozioni. L’autore, Michele Ruol, attraverso l’inventario degli oggetti della casa ha intrecciato una storia potente. La scrittura parte dai ricordi e si intreccia col presente e il lettore mastica, ingoia, digerisce e ne assorbe ogni sensazione.
“Forse è così che si supera il dolore, rimuovendolo insieme a quello che gli sta intorno, insieme a ogni altra sensazione.”
 Se cercate un libro colmo di emozioni senza ombra di dubbi non potete lasciarvi sfuggire questa lettura.

 B… come Buona lettura.







Torna ai contenuti