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Il sapore della rinascita: tra confetti, speranza e memoria in "Mandorle amare" di Valentina Cebeni

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Il sapore della rinascita: tra confetti, speranza e memoria in "Mandorle amare" di Valentina Cebeni

Sabrina Ginocchio
Pubblicato da il BLOG di Sabrina Ginocchio in b... come BUONA lettura · Martedì 30 Giu 2026 · Tempo di lettura 4 minuti
Tags: SabrinaGinocchioVALENTINACEBENI
Caviardage di MANDORLE AMARE
Al fianco della fontana sorgeva il silenzio

Cosa ci svela la copertina:
La copertina riporta uno scatto di una famiglia riunita nel giardino di casa a chiacchierare.

Trama:
Fondata dal nonno di Achille prima della Seconda guerra mondiale, la Confetteria Conforti era stata da sempre un punto di riferimento al Nomentano, fino a quando il quartiere romano era stato massacrato dai combattimenti tra tedeschi e partigiani. Ora che la guerra è finita, però, la fabbrica non è più solo un luogo di ricordi, custode di storie straordinarie e meravigliose, ma è anche il punto di partenza per l'intera famiglia, una nuova occasione per ricominciare da capo. E così, con il supporto di Cecilia, Achille coinvolge il suo amico fraterno Carlo Russo e la moglie Rosa nell'impresa, che viene accolta con grande clamore ed entusiasmo da tutti. Dalla riapertura della fabbrica nell'immediato dopoguerra fino agli inizi del nuovo millennio, passando per i travagliati e rivoltosi anni Settanta, la vita di Achille e Carlo e delle rispettive famiglie ruota attorno alla confetteria. Il destino dei loro tre figli, in particolare, si intreccerà in maniera indissolubile: da una parte, Ettore e Paride Conforti, diversi tanto nel carattere quanto nelle aspirazioni, dall'altra Rebecca Russo, instancabile ribelle, che faticherà a piegarsi alle regole dell'epoca e farà di tutto per inseguire il proprio ideale di libertà.

 
Le mie considerazioni:
«… quella notte che aveva il sapore di un nuovo inizio, di un’epoca che si chiudeva per fare spazio a qualcosa che per anni avevano solo rincorso, sussurrando il suo nome con un filo di voce per preservare intatta la sua bellezza: speranza».
Il confetto non è un semplice dolce. Fin dall'antichità, racchiude in sé un simbolismo profondo: la mandorla amara, nascosta sotto un guscio di zucchero, rappresenta la vita stessa, fatta di asperità e di momenti felici. Donare confetti significa offrire un augurio di prosperità, felicità, salute e continuità. È il sigillo di un nuovo inizio, il sapore dolce che si desidera augurare a chi sta per intraprendere un nuovo cammino.
Ed è proprio da questo connubio perfetto tra l'amarezza della prova e la dolcezza della rinascita che prende vita "Mandorle amare. La saga dei Conforti".
Tra i vari personaggi la mia preferita è Cecilia. Moglie di Achille e madre di Ettore e Paride. Cecilia è una donna estremamente emancipata considerando il periodo storico: non teme i cambiamenti, anzi li abbraccia. È un po’ la mamma di tutti dolce, ma anche determinata nel far valere i propri diritti con fermezza e un garbo mai scortese.
Il cuore del conflitto generazionale si riflette nei due figli. Ettore, il primogenito, è colui sul quale si riversano tutti i sogni e le attenzioni del padre. Paride, il secondogenito, è l'esatto opposto: fragile, lontano dallo stereotipo dell'uomo forte e determinato, cerca il consenso paterno e sceglie la via del compromesso. Ma l’autrice Cebeni restituisce a questo gesto l'interpretazione classica della virtù:
«Perché a volte per andare avanti o quantomeno per provare a farlo devi fare un passo indietro».
 
Quello di Paride è un atto di coraggio e di amore: fa un passo indietro per il bene comune, per salvare l'azienda, ma anche perché ama quella magica alchimia tra zucchero e mandorle.
Sullo sfondo di una Roma segnata dalle ferite della guerra e dai volti di persone che portano nel cuore le barbarie subite, "Mandorle amare" si rivela una lettura potente sulla resilienza, sui legami di sangue e d'affetto, e sul coraggio di guardare al futuro. Una storia che sprona a non arrendersi e che si riassume perfettamente nell'ultimo, grande esempio di questa famiglia:
 
«Dico che se non ci proviamo non lo sapremo mai».
 
B… come Buona lettura.








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